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domenica, dicembre 17, 2006
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III - Impicciolire/1
 


Il movimento si stava chiudendo su se stesso e le distanze fra i vari gruppetti si allargavano perché ognuno di essi tendeva ad accentuare le sue caratteristiche, inasprendo la fisionomia e le differenze e costruendo strutture interne più rigide, piccoli partitini presuntuosi, gelosi ciascuno del propri verbo e ciascuno sicuro di essere il custode della verità.

     Finita la piazza larga  – anche se a volte necessariamente dura – che consentiva una egemonia allegra sul movimento, stavano nascendo lentamente, qui e là, delle tentazioni di accelerare i tempi, alzare i livelli e incattivire il conflitto. Che richiedevano specializzazioni ‘’militari’’ e strategie di attacco duro per conquistare l’ egemonia sul movimento con l’ innalzamento rivoluzionario delle parole d’ ordine e l’ inserimento nell’ agenda di opzioni anche di carattere militare.

       P. Cirillo si trovò in Piazza Amedeo quella sera del febbraio 1972 senza una eccessiva convinzione. Sentiva che l’ atmosfera era molto tesa. Fra i capetti dei gruppi che aspettavano la partenza del corteo verso Via dei Mille e Piazza dei Martiri era in corso un fitto scambio di segnali e ammiccamenti verso il retro della piazza, verso la stazione della metropolitana, Parco Margherita e Via Martucci, come se lì ci fossero altre forze da mettere in movimento subito dopo che il corteo fosse partito. Intuiva che nella zona di San Pasquale, sotto Via Vittoria Colonna, erano pronti gruppetti da guerriglia, e  lo stesso a monte, forse lungo le scale che da Parco Margherita portavano a Vittoria Colonna.

     Entrarono in azione quando la coda del corteo – non più di duemila persone in tutto ma molto compatte e ultraradicali – stava per raggiungere Via dei Mille. Fu un attimo. Bulloni, sassi, molotov. Vetrine dei negozi più chic spaccate senza pietà. E fuochi verso le spalle del corteo, dove c’ erano polizia e carabinieri che partirono per una carica durissima, spazzando via a manganellate - e qualcuno dei carabinieri anche con il calcio dei fucili - tutti quelli che incontravano. Evidentemente l’ ordine era picchiare sodo.

   Fu un attimo appunto e P. Cirillo rimase paralizzato, col cuore che gli era salito in bocca e un terrore che gli spaccava lo stomaco. Riuscì a evitare un gruppetto di poliziotti che puntavano nella sua direzione e si lanciò di corsa nella fuga verso i vicoli della zona di San Pasquale. Il suo cuore gli diceva: devi sparire. Devi sparire. Precipitava verso la Riviera di Chiaia in una corsa scomposta e disordinata, rischiando di inciampare e di crollare per terra, e si infilò dentro un vinaio sperando di non avere nessuno dietro che lo inseguiva. Era riuscito a filtrare fra le maglie del dispositivo di accherchiamento che alcune squadre di polizia e carabinieri avevano fatto scattare intorno a Via Vittoria Colonna per riportare dentro la zona del corteo anche i gruppetti che avevano attaccato lateralmente e che erano riusciti a sganciarsi solo in minima parte.

     Nella taverna P. Cirillo ansimava come se stesse sputando l’ anima. Due vecchietti lo guardavano spaventati. Il padrone gli offrì un mezzo bicchiere d’ acqua, che P. Cirillo trangugiò d’ un fiato, ammiccando alla cannella del Tezigno. Il vinaio glie ne versò un bicchiere grande, da almeno un quarto, e lui lo gettò giù voracemente. Poi scappò di nuovo, correndo ancora, attraversò la Riviera e la Villa Comunale e si trovò lungo Via Caracciolo, nello slargo del monumento a Cadorna. Scese traballando i cinque o sei gradini che a sinistra portavano sulla lingua di sabbia di Lido Mappatella e si rannicchiò tremando con le spalle contro il muro portante sotto il livello stradale cercando di diventare come la palla di un riccio. Voleva diventare piccolo, piccolo, sempre più piccolo...e sparire.

 

     Decise che il modo migliore di sparire era entrare in polizia o nei carabinieri, o qualcosa del genere. Puff! Via! Sparire!

(da un racconto inedito)

 

 

Postato da: pireo a 15:23 | link | commenti (1) |


Commenti
#1   02 Ottobre 2007 - 14:16
 
sparire....per sempre?
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